giovedì 7 luglio 2011

TREMONTI DA' DEL CRETINO A BRUNETTA - FUORI ONDA CONFERENZA FINANZIARIA

Il miracolo di Brunetta e Tremonti: sono riusciti a far ridere gli italiani mentre annunciavano una manovra da lacrime e sangue...

Galeotto fu il microfono e chi lo accese. L’avrà pensata così Giulio Tremonti quando ha appreso la notizia che un cronista di Repubblica Tv ha registrato un suo fuori onda in cui sciorina giudizi tutt’altro che gentili all’indirizzo del collega Renato Brunetta.

Che fra i due non sia mai corso buon sangue è cosa nota, ma le immagini che mostrano il titolare dell’Economia dare del cretino al ministro della Funzione pubblica, per giunta in una conferenza stampa che illustra la manovra economica del governo, un certo effetto lo fanno.

Non sembra che sia passato neanche tanto tempo da quel novembre 2009, quando Tremonti minacciò pubblicamente di “prendere a calci in c…” Brunetta dopo un parapiglia sulla sua riforma della pubblica amministrazione.
A questo giro la riforma è quella di Tremonti e quando il titolare della Funzione pubblica prende la parola per illustrare gli aspetti che riguardano il dicastero da lui diretto, “questo è un intervento suicida”, dice, i segnali di insofferenza di Giulio si fanno sempre più evidenti. Prima si limita a un commento pungente che condivide con il ragioniere generale dello Stato Mario Canzio: “Il tipico intervento suicida, è proprio un cretino”. Il funzionario è d’accordo con i giudizi del ministro: “In una manovra da 35 miliardi, il pubblico impiego è allo 0,6. E’ inutile che glie ne parli, vero?”.

Brunetta continua il suo intervento e Tremonti è sempre più innervosito. Dopo avere incassato il sostegno del capo di gabinetto del ministero Vincenzo Fortunato, il ministro dell’Economia si rivolge direttamente al titolare del Welfare Maurizio Sacconi: “Hai sentito quello che dice? Ma è scemo?”. Dopo la comprensione dei suoi collaboratori, Tremonti incassa anche quello del collega di governo. “Non lo seguo nemmeno”, risponde un annoiato Sacconi.

Brunetta nel frattempo procede come un treno e parla di un argomento che gli sta molto a cuore: la visita fiscale per i dipendenti pubblici che rimangono a casa dal lavoro perché in malattia. “Saranno fatte prima delle festività”, dice il capo della Funzione pubblica. E Tremonti? Continua ad affermare il suo pensiero: “Questo qui è proprio un cretino”.

Brunetta ha poi riferito in una nota che durante il Consiglio dei ministri di oggi sono arrivate le scuse di Tremonti. “E’ venuto Giulio e mi ha abbracciato, chiedendomi scusa. Io, però, non ho ancora capito cosa sia successo. Ma si sa, non sono veloce di comprendonio”.

Al di là del lieto fine, l’episodio è stato commentato con sarcasmo dal leader dell’Italia dei ValoriAntonio Di Pietro: “E’ umiliante vedere lo stato di degrado morale e di sfiducia reciproca che esiste all’interno di questo governo che evidentemente ha come unico collante la la poltrona, la cadrega, come dicono i leghisti che sono diventati capipoltrona da capipopolo”.

Prova a buttare acqua sul fuoco il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani che parla di “incidente chiuso” invitando tutti gli esponenti del governo al matrimonio di Brunetta in programma per domenica prossima a Ravello, in costiera amalfitana. Peccato che l’invito di Romani sarà raccolto anche da alcuni precari che andranno a contestare il ministro. Ma tanto per lui quella è solo “l’Italia peggiore”.

giovedì 30 giugno 2011

L'ITALIA IMBAVAGLIA DEFINITIVAMENTE INTERNET : BASTERA' UN SOSPETTO PER OSCURARE UN SITO

L'Italia imbavaglia definitivamente Internet

di Edoardo Capuano - 29 giugno 2011

In Italia il premier assieme ai suoi amici, compresi quelli che fanno finta
di essere all'opposizione (salvo qualche eccezione), hanno trovato un'ottima
soluzione per censurare ogni tipo di contenuto scomodo postato in rete.

Il prossimo 6 luglio (2011) entrerà in vigore una legge bavaglio, per
tutelare il copyright online, e sarà una evidente forma di censura del web.
Si tratta della delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni)
redatta, in realtà, per tutelare gli interessi dei media di Silvio
Berlusconi e delle lobby dell'audiovisivo, con il consenso del centro
destra.

"Questo è un vero atto di guerra contro la libertà di espressione",
sostengono molte associazioni italiane che hanno lanciato questo allarme
come: Agorà Digitale, Assoprovider-Confcommercio, Studio Legale Sarzana,
Adiconsum, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti.

Queste associazioni avevano già lanciato un campanello d'allarme contro i
rischi della delibera-censura, ma forse non si aspettavano un simile
evolversi della situazione. Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale,
associazione di area Radicale, sostiene che Corrado Calabrò, presidente
Agcom, vuole approvare in fretta e furia questa vergognosa delibera che
permetterà di oscurare siti web colpevoli di favorire la pirateria. Il tutto
senza celebrare alcun regolare processo, ma solo su semplice segnalazione da
parte dei detentori di copyright.

Il diritto d'autore sul web - spiega Luca Nicotra - spazia su un'infinità di
ambiti per cui l'industria del copyright potrebbe mettere in piedi una vera
Task force con il compito di segnalare presunte irregolarità all'autorità,
come è già accaduto in certe nazioni. È evidente che l'autorità non potrà
far fronte alle presumibili decine di migliaia di segnalazioni. Accadranno
cose senza senso: decisioni sommarie, ai danni di siti anche corretti.
L'Italia è il primo paese al mondo che da un simile potere all'Autorità
garante delle comunicazioni. Stando alla delibera salta fuori una curiosità:
il gestore del sito oscurato da Agcom potrà anche difendersi, ma non
l'utente che ha postato il contenuto oggetto della contestazione.

L'aspetto più grave di questa delibera-censura è che avrà anche uno scopo
ben preciso nell'ambito politico. Servirà a far tacere tutti i media della
rete che non si adegueranno alle linee guida del potere.

Mediaset beneficerà ampiamente di questa legge visto che potrà finalmente
tutelare tutti i suoi diritti d'autore sul web. Mediaset è nota in tutto il
mondo per aver denunciato in passato Google e Youtube. Lo scopo finale di
Mediaset, e questa nuova legge glielo consentirà, è modellare Internet in
modo simile alle leggi di mercato che essa conosce e depotenziandone la
minaccia al suo business. Lo ha già fatto. Ve la ricordate la delibera sulle
web tv?

Se la delibera passerà così com'è le associazioni, sopra menzionate, non
staranno certo a guardare. È già pronto il ricorso al TAR del Lazio ed
eventualmente a Bruxelles. Le associazioni sono certe che il TAR bloccherò
immediatamente la delibera in quanto illegittima perché viola apertamente i
diritti fondamentali del cittadino. Ma visto che ci sono in gioco grossi
interessi di Silvio Berlusconi a far passare le norme, il governo potrebbe
successivamente salvarsi con un decreto, in caso di blocco al Tar.

http://www.ecplanet.com/node/2560

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Agcom: basterà un sospetto per oscurare un sito

28-06-2011

Il 6 luglio una delibera del Garante delle Comunicazioni (Agcom) potrebbe
consentire all’Autorità di cancellare e oscurare siti internet solo
sospettati di violare il diritto d’autore senza alcun processo. Il rischio è
che la legittima tutela del copyright si tramuti in censura arbitraria.

La delibera colpisce anche i siti privati

Non vi è alcuna differenza se il sito o il portale è privato o pubblico o
esercita la propria attività per fini di lucro, o sia un sito amatoriale o
un blog personale. In tutti i casi di “uploading” di contenuti su internet,
su qualsiasi piattaforma, l’Autorità, in caso di segnalata violazione,
potrà operare il procedimento di cancellazione o di inibizione mediante il
blocco dell’indirizzo IP o del Domain Name Systems. Il titolare del sito o
il provider dovrà cancellare i file sospetti (senza alcuna verifica in
contraddittorio sulla legittimità o meno del contenuto) nel giro di 48 ore,
in caso non lo faccia si aprirà un procedimento sommario davanti
all’Autorità della durata di soli 5 giorni. Trascorsi i quali i contenuti
saranno cancellati dall’Autorità o inibiti dai provider su ordine
dell’Autorità.

Basta un solo sospetto

L’Autorità quindi avrà il potere di intervenire su siti che siano
semplicemente sospettati di contenere non solo file musicali, articoli,video
coperti da copyright ma anche ad esempio fotografie o video amatoriali
caricati su qualche piattaforma (Youtube o Facebook ad esempio) contenenti
un qualche sottofondo musicale, oppure software liberi che contengano
componenti sospettate di violazione di diritti di autore; e ancora banche
dati online pubbliche o private contenenti almeno un file sospetto per il
quale non è stata rilasciata l’autorizzazione da parte del titolare, e
infine tutti i video caricati dalle web tv.

L’Agcom non può esercitare funzioni giudiziarie

Il sistema di cancellazione o di inibizione funzionerà in maniera del tutto
autonoma senza alcuna verifica della posizione di colui che ha inserito il
file. L’intera procedura, avviata dalle segnalazioni degli stessi titolari
dei diritti d’autore, si conclude in 5 giorni senza alcuna forma di
consultazione o di interazione con l’Autorità giudiziaria: niente indagini,
quindi, compiute dalla polizia e niente possibilità da parte del titolare
del sito di appellarsi all’autorità giudiziaria. Non vi è nemmeno un
passaggio dell’intera procedura all’interno del quale venga coinvolto un
magistrato. Eppure va detto che l’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni non è un giudice e non può esercitare funzioni giudiziarie
attribuite solo alla Magistratura dalla nostra Costituzione.

Una petizione per la rete libera

Altroconsumo, assieme ad Adiconsum, Agorà Digitale, Assonet-Confesercenti,
Assoprovider-Confommercio e Studio legale Sarzana, ha promosso una petizione
online su sitononraggiungibile.it, che in queste ore funziona però a fatica.
Scopo della petizione, fare in modo che l’Agcom riveda il testo della
delibera prendendo in più seria considerazione i diritti degli utenti o si
astenga completamente dall’intervenire, considerate le sue limitate
prerogative in materia e rimetta, con una apposita Comunicazione, la
necessaria riforma del diritto d’autore nel nuovo scenario tecnologico
digitale al Parlamento.

http://www.altroconsumo.it/accesso-ai-contenuti/agcom-bastera-un-sospetto-pe
r-oscurare-un-sito-s309143.htm

martedì 31 maggio 2011

LA SCRUTATRICE SORRIDENTE

BERLUSCONI VOTA – IL VIDEO - Il presidente del Consiglio è andato a votare, domenica intorno alle 20. Si è recato presso la scuola Dante Alighieri di via Scrosati dove ha espresso anch’egli la propria preferenza per il candidato sindaco. Facile intuire se avrà messo il segno sul nome di Letizia Moratti o Giuliano Pisapia. Ai presenti è apparso sorridente e rilassato. Ha scambiato qualche parola con gli scrutatori ma non ha voluto lasciare alcuna dichiarazione ai cronisti: «C'è silenzio stampa, come è logico che sia», si è limitato a dire. Con una scrutatrice non ha potuto fare a meno di inscenare un siparietto, rimproverandola scherzosamente: «lei è sempre poco sorridente, non si preoccupi: sorrida!».

T'el chi el Bunga Bunga!!!! AMMINISTRATIVE 2011

T'el chi el Bunga Bunga!!!! Questa è poesia

55% A MILANO
65% NAPOLI
56% TRIESTE
59% CAGLIARI
57% GROSSETO
52% NOVARA
52% RIMINI
59% PORDENONE
59% CROTONE
57% ARCORE

"Nel momento della prova suprema, il nostro pensiero va a Silvio. A furia di evocare il cadavere del comunismo, ha finalmente portato un comunista a sindaco della sua città. A furia di chiedere un voto contro i magistrati, è riuscito a far eleggere un magistrato a sindaco di Napoli. Grazie Silvio.” (cit. Marco Travaglio


Tu chiamale se vuoi elezioni...
di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 31 maggio 2011
Il centro sinistra stravince a Napoli, Milano, Cagliari, Trieste, Novara, Gallarate, Grosseto e perfino ad Arcore: non sono vittorie è un plebiscito, una Caporetto della destra! Ma sui dati va fatta una riflessione seria, non solo sulla sconfitta della destra, ma anche sulla vittoria della sinistra
Una giornata nera per il centrodestra, travolto da una valanga, da uno tzunami di voti per il centrosinistra. Gli elettori hanno bocciato il cavaliere con le sue ossessioni, le sue barzellette sconce, le sue figuracce internazionali e hanno punito anche la sua corte volgare e incapace. L’ha detto chiaro Vendola in piazza del Duomo a Milano, fra le urla e gli applausi della gente felice, liberata, e ha aggiunto: la prossima tappa è palazzo Chigi. E questa non è solo una sfida lanciata alla destra, ma anche al PD. Ma di questo parleremo dopo, prima parliamo della bocciatura del cavaliere.

Eh sì, parliamone! Non perché prima d’ora non abbia mai perso, anzi: pensiamo al 2006! Ma dietro aveva ancora gran parte del paese e si sentiva, era tangibile. La gente aveva ancora fiducia in lui anche perché la sinistra appariva disorientata, divisa e insicura. Adesso non è più così: il vento è davvero cambiato e porta il profumo intenso dei gelsomini dall’Africa vicina.

Adesso si sente che la gente si è svegliata, come da un coma, da uno stato catatonico indotto dalla droga di mille reality, dalla disinformazione pilotata di un giornalismo d’accatto, fatto da penne vendute. La gente è sveglia e vigile ora e riempie le piazze con un entusiasmo che è uguale a Milano come a Napoli, a Cagliari come a Trieste. Non voglio dire che il 30 maggio diventerà come il 25 aprile, ma certo anche questa è una festa di liberazione: dalle bugie, dalla paura, dall’asservimento. L’incantesimo si è rotto, il re è nudo e tutti ora lo vedono per quel che è, ma che è sempre stato: un ometto ridicolo e patetico, volgare e molesto, chiuso nel proprio egotismo, incapace di autocritica, alieno dal rispetto verso gli altri. Un uomo abituato a comprare uomini e voti, che crede che tutto abbia un prezzo e che sia sempre alla portata della sua borsa. Che tratta le donne come bambole di carne, da usare e da buttare. Un uomo che ormai sa dire solo bugie e che recita le sue convinzioni come un mantra: toghe rosse, dittatura dei giudici, sinistra cogliona, comunisti puzzolenti... la gente lo ha bocciato proprio per quello che ha detto e fatto durante la campagna elettorale. Tutti se ne sono accorti nel suo partito, fra i suoi alleati, tutti ora apertamente parlano di un “dopo Berlusconi” ormai irrimandabile, solo lui sembra ignorarlo, solo lui chiude occhi e orecchie: non vuol vedere, sentire, capire.

Stavolta però non basterà tirar fuori il libretto di assegni, è andato troppo oltre. Conosco Milano: metà della mia famiglia ci vive e conosco anche gli ambienti bene e non solo quelli radical-chic, ma anche quelli moderati che erano il suo elettorato e non fatico a immaginare lo scoramento e l’indignazione furente davanti all’immagine indecorosa del cavaliere questuante e delirante davanti ad un Obama sprezzante e glaciale. Un ometto che si lamenta dei giudici comunisti che lo vogliono processare, indifferente alla tragedia di un mondo schiacciato dalla crisi economica, devastato da disastri naturali, ferito da guerre sanguinose, da scontri violenti, da rivolte diffuse, da movimenti e fermenti nuovi e consapevoli.

E’ andato troppo oltre anche per i più reazionari, anche per i più conservatori, che lo hanno abbandonato, come fosse un battello che affonda nel mare magno dei suoi incubi.

Perché il cavaliere è un uomo malato nel corpo e nello spirito, ormai prigioniero delle proprie esigenze e delle proprie pulsioni, delle proprie debolezze e delle proprie paure. Un uomo che non può più rappresentare un paese in modo decoroso, ma nemmeno il proprio partito.

Prima o poi ci sarà una sanguinosa resa dei conti. Intanto stasera Bondi si è dimesso da coordinatore del partito: ha detto che lo ha fatto per lasciare a Berlusconi mano libera su come vorrà cambiare anche le rappresentanze del partito. Da questo si capisce cosa avverrà: qualcun altro sarà punito per le colpe del cavaliere, diventerà il capro espiatorio di errori non suoi.Come diceva la regina di cuori di Alice nel paese delle meraviglie “qualche testa rotolerà” e sarà il cavaliere a tagliarla.

Perché se vuole che tutto resti com’è, tutto dovrà cambiare, per cercare di confondere i propri elettori momentaneamente offesi e disgustati. Non è da escludere che magari si inventi un altro partito di cui essere nuovamente padrone e signore, ma ormai non ha abbastanza credibilità, ha fatto il suo tempo, ma dopo di lui sarà comunque il diluvio per il PdL.

Certo pe salvarsi non basterà rifarsi il look, ritoccare il trucco: dovrà infatti vedersela anche con la Lega, parte della quale non gli perdona gli errori di modi e di toni di questa campagna elettorale e gli addossa, come ha fatto Salvini a “Otto emmezzo”, la colpa della sconfitta.

La base leghista lo disprezza apertamente e non ne fa mistero a Radio Padania e sui blog in internet, e anche di questo Bossi & company dovranno tenere conto: fra l’altro hanno perso Novara e a Gallarate è stato un disastro e non a caso.Vedremo, ma comunque questi sono problemi loro.

Ma parliamo ora della sinistra: dunque ha vinto. Ma chi ha vinto? Perché questa non è una domanda inutile. Il PD ha vinto facilmente in città sicure come Torino e Bologna, ma le tre vittorie più eclatanti riguardano città difficili come Milano, Napoli e se permettete la mia Cagliari. Non ne parlo per partigianeria o per amor di patria, ma perché Cagliari era in mano alla destra ormai da vent’anni: non si era allineata su posizioni di centro sinistra nemmeno ai tempi della vittoria di Soru. In mano a poche famiglie di palazzinari, vedeva eleggere continuativamente ormai dal lontano 1979 ( a parte un breve intervallo di un anno nel 1980-81 e poi di due anni nel 1990-92) solo sindaci di destra. Cagliari è una città di provincia difficile, moderata, sospettosa, senza illusioni e ostile ai cambiamenti, eppure oggi ha dato il 59,4 per cento a un candidato della sinistra radicale, vendoliano di stretta osservanza, un giovane di 35 anni, lavoratore precario: Massimo Zedda.

Dunque Zedda ha vinto, dopo aver battuto alle primarie ( altra cosa eclatante) Antonello Cabras, un vecchio volpone della politica - un tempo con me nel vecchio PSI - attuale senatore del PD. Zedda è stato supportato e voluto soprattutto dai giovani, molti brillanti ma precari come lui ( li conosco: alcuni si sono laureati con me e nonostante il talento sono ancora a spasso), che si sono spesi sino allo spasimo e ce l’hanno fatta a conquistare e convincere i miei concittadini sempre un po’ riottosi: così un giovanissimo outsider è ora al governo della città. Non riesco ancora a capacitarmene, ma credetemi: era da tanto che non mi sentivo così felice.

Ben altra storia e ben altro peso hanno certamente le vittorie di Pisapia a Milano e di DeMagistris a Napoli, soprattutto per i problemi e per le attese che le hanno accompagnate, ma attenzione, una cosa hanno in comune con quella di Zedda: anche questi due neo sindaci sono degli outsider. Anche Pisapia ha vinto alle primarie contro il candidato del PD, ma il caso napoletano è ancora più complesso: addirittura DeMagistris non lo voleva candidare nessuno! E dopo il pasticcio delle primarie taroccate si è perfino candidato contro quello del PD, in un’altra lista. Questo dato ci deve far riflettere e molto profondamente. Ma soprattutto dovrebbe far riflettere il PD, sempre alla rincorsa di Casini e del centro ( ma il centro di che???), incapace di vedere che quando vince lo fa con la sinistra, nonostante il suo elettorato stia cercando di farglielo capire in tutti i modi e da tempo. Speriamo che sia in grado di afferrarlo almeno Bersani, visto che l’intelligentissimo D’Alema come sempre non ha capito niente (ma và?!) e infatti ha detto che adesso è il momento di allearsi con Casini. Prima manderanno in pensione anche lui e prima riusciranno forse a diventare un partito di governo.

Oggi dunque non abbiamo tagliato un traguardo, non siamo all’arrivo, a fine gara: questa è solo una partenza, la competizione è ancora tutta da fare, il percorso è accidentato e in salita e dobbiamo esserne consapevoli.

Anche fra di noi ci sono tanti nodi da sciogliere, ma molta strada è stata fatta e molta strada ha fatto soprattutto Vendola, il vero vincitore morale di queste elezioni. E lui lo sa, tanto da proporsi e non troppo velatamente per la leadership del Centro sinistra. Quel grido in piazza del Duomo, come dicevamo all’inizio, va letto infatti come una proposta della propria candidatura. La qual cosa, come si capisce bene, incontrerà non poche difficoltà.

Vedremo e discuteremo, cercando di non dividerci e sbriciolarci come al solito e anche questa non sarà una cosa semplice. Ma oggi, cari amici e compagni, festeggiamo, alziamo i calici e brindiamo ( io con l’acqua, mi scuserete ma sono astemia): battiamo i bicchieri alla ritrovata fiducia nei cittadini di questo paese, alla sinistra che sembra essersi ritrovata, ai giovani che sono tornati a impegnarsi in politica e che faranno la differenza e al futuro che si comincia a intravvedere, fra le nubi, davanti a noi.

Auguri dunque e in bocca al lupo ai neo sindaci e a tutti noi ad maiora !!!


venerdì 22 aprile 2011

Cosa c’è dietro lo stop al nucleare - Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Cosa c’è dietro lo stop al nucleare - Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

di Giovanni Mistero

La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere
il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le
ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte
toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la
gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.

Nucleare in Italia: il Governo decide di soprassedere sul programma
nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame
dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto
normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.
L'emendamento recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche
mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili
relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico
in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione
Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di
localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di
impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei
confronti del programma atomicoma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene
alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa
settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a
recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono
più ampie.
Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la
Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe
derivata. Raggiunta l'intesa, stamane, AREVA- il colosso mondiale francese
del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri
centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.
Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe
comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle
sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da
offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal
nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza
nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader
mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e
dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria
corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che
soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile,
giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave
che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e
l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.
In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano
alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo
impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua
pubblica.
La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di
mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo
della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i
decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che
dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il
referendum avrebbe abrogato la legge.
http://www.agoravox.it/Cosa-c-e-dietro-lo-stop-al.html

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Attenti alla trappola

di Ugo Mattei

L'annunciata sospensione dei programmi nucleari in Italia, in modo tale da
«tener conto» di quanto emergerà a livello europeo nei prossimi mesi, è una
brillante mossa populista del governo. Che il clima intorno alla politica
nucleare dopo l'incidente giapponese fosse drammaticamente mutato nel nostro
paese (e anche a livello internazionale) non era un mistero. È sufficiente
considerare i recenti rumorosi successi elettorali dei Verdi tedeschi per
averne sentore. Berlusconi, in crisi, deve presentarsi con qualcosa alle
ormai imminenti elezioni. Mostrare un volto responsabile sulla politica
energetica può in parte compensare le intemperanze sulla magistratura e
sulla scuola pubblica.

Ma gli effetti della mossa rischiano di non fermarsi qui. Già la moratoria
di un anno aveva cercato di sdrammatizzare la questione nucleare nel
tentativo di mandare gli elettori al mare nei giorni del referendum, il 12 e
13 giugno. Oggi il rinvio a tempo indeterminato della ripresa del programma
nucleare italiano prosegue in quella direzione, e c'è chi dichiara che
questa mossa rende inutile il referendum, che quindi non potrebbe più essere
celebrato insieme a quelli sull'acqua e sul legittimo impedimento.

Naturalmente questa decisione non spetta al governo né ai suoi tifosi
parlamentari, perché nel nostro ordinamento costituzionale l'organo deputato
alla decisione è l'Ufficio centrale per il referendum della Corte di
Cassazione. Si tenga conto che ogni referendum è portatore di un effetto
giuridico rafforzato, perché l'effetto abrogativo di un suo eventuale
successo deve durare almeno cinque anni. Ben difficilmente quindi un
provvedimento come questo, diverso dall'espressa e specifica abrogazione
delle (molte) norme che saranno oggetto del giudizio del corpo elettorale,
può essere sufficiente a persuadere i magistrati a revocarne l'indizione.

Questa decisione, che da un lato può essere salutata come una prima
battaglia vinta dal fronte antinuclearista, d'altro canto può essere molto
pericolosa per l'esito finale della guerra di liberazione dei beni comuni.
Il referendum nucleare infatti verrà tacciato di inutilità e gli elettori
potrebbero essere indotti a disertare le urne, rischiando di travolgere così
il raggiungimento del quorum per l'acqua e per il legittimo impedimento (che
credo stia molto a cuore al premier).

La strategia del silenzio, utilizzata fin qui in modo spietato in materia di
acqua nonostante il milione e mezzo di firme raccolte, è più difficile per
il nucleare dopo Fukushima. La catastrofe nucleare giapponese, giorno dopo
giorno, dimostra come la presunta "sicurezza" del nucleare civile non sia
che l'ennesimo delirio di onnipotenza dell'uomo moderno. In tutto il mondo
sembrano perciò maturi i tempi per invertire definitivamente la rotta e il
popolo italiano difficilmente potrà essere tenuto del tutto all'oscuro
dell'opportunità di votare. Inoltre il governo trova politicamente
conveniente polemizzare con i francesi che stanno sfilando ai nostri
interessi di bottega il potenziale bottino energetico in Libia, sicché ora
Tremonti maramaldeggia sul presunto «debito nucleare» francese, tentando di
nascondere che proprio con i francesi di Edf la nostra Enel si stava
apprestando a fare affari.

L'Ufficio centrale della Cassazione potrebbe far saltare il referendum e se
anche ciò non avvenisse (cosa che auspichiamo) avrà comunque prodotto un
alleggerimento della pressione, cosa molto pericolosa per chi deve
affrontare lo scoglio ciclopico del quorum.

Spetta al popolo vigilare per difendere la propria sovranità.

www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/04/articolo/4486/

giovedì 21 aprile 2011

VIK.- VITTORIO ARRIGONI - UN VINCITORE

" UN VINCITORE E' UN SOGNATORE
CHE NON HA MAI SMESSO DI SOGNARE "

NELSON MANDELA

VITTORIO ARRIGONI
UN VINCITORE



martedì 19 aprile 2011

Bagarre a Ballarò: la Gelmini non conosce i conti del suo Ministero (19/04/'11)




Scontro rovente durante la puntata di Ballarò del 19 aprile: Enrico Letta (PD) legge in studio una tabella che computa i nuovi tagli previsti da Tremonti. Secondo tali dati, alla scuola verranno tolti 4 miliardi e mezzo l'anno per tre anni. Il ministro Gelmini, non conoscendo palesemente quei numeri, impallidisce, tenta di negare, si dimena per smentire, si fa aiutare dal prode Mario Sechi (il quale in serata ha coniato una nuova definizione del divo Silvio: "front runner"), ma il soccorso salvifico sopraggiunge finalmente nelle retrovie. Il fido suggeritore del Ministro la imbecca ("Si tratta di 'minori spese', previsioni di spesa! Di minori spese, non sono nuovi, come mi dicono qua dietro!", ammette urlando la Gelmini) ma ormai è troppo tardi: il clima nello studio è diventato troppo incandescente e incontrollabile, al punto che Floris è costretto a sollecitare nervosamente la regia per mandare in onda un nuovo servizio.
Lo scempio dialettico prosegue con gli interventi di Cota (Lega Nord) e della stessa Gelmini, che alla fine scomodano come cause delle esose spese i 200.000 bidelli (più numerosi dei carabinieri, a dire di Cota) e delle spese di pulizia tramite appalti.